Il romanesco e il vernacolo fiorentino
si sfidano all’ultimo verso, o meglio dire, versaccio.
Duellanti, due amici.
Arbitro e complice, un terzo, che raccoglie le povere poesiacce,
le cura, le veste e le mostra. In questo libriccino.
Cronaca, religione, politica, media, e altre amenità
narcotizzano il bestiario degli umani, distratti dal futile,
aggrappati al dannoso, ignari del bello, dell’amore, del sogno.
Ignari di essere vivi.
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