Questa raccolta, pubblicata postuma, riunisce per la prima volta l'eredità poetica più intima e segreta di Cesare Pavese. Lungi dall'essere un semplice complemento a Lavorare stanca, Poesie del disamore e altre poesie disperse si offre come un vero e proprio viaggio nell'officina creativa del grande scrittore piemontese, svelando un Pavese inedito, crudo e vulnerabile. Il volume si apre con le liriche che danno il titolo alla raccolta: un gruppo di poesie degli anni 1934-1938 dove il rapporto uomo-donna si consuma in una "perpetua danza" di scontri, silenzi e desolanti congedi . È il "disamore", fatto di abitudini che consumano e di gelosie che avvelenano, a dominare la scena. A queste fanno seguito le Altre poesie (1931-1940), un corpus più ampio che recupera i temi a lui più cari: le colline delle Langhe, il mistero dell'adolescenza, lo stupore di una natura matrigna e il peso di una solitudine esistenziale che torna come un'ossessione. Qui il verso lungo e narrativo di Pavese cesella "immagini-racconto" di realismo simbolico, gettando un ponte ideale con i suoi romanzi. La raccolta prosegue con la sezione La terra e la morte (1945-1946), dove la poesia si fa scabra ed essenziale. I versi si accorciano, la musicalità si fa più densa e le parole, poche e scolpite, trasformano la donna amata in un'entità mitica, ancestrale, indistinguibile dal paesaggio . A chiudere il cerchio, la celeberrima e commovente sezione Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Scritte negli ultimi mesi di vita e dedicate all'attrice Constance Dowling, queste liriche possiedono il tono di un testamento spirituale. L'estremo approdo di una vita che si scopre "dispersa" e inautentica, capace di trovare la sua voce più pura e indimenticabile solo nell'attesa della fine. Curata nella sua edizione originale da Italo Calvino, Poesie del disamore e altre poesie disperse è un libro necessario per amare Pavese, per comprendere la coerenza profonda di un uomo che ha fatto della scrittura il suo "mestiere di vivere" e, infine, il suo modo di morire.
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